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martedì 17 marzo 2009

2008 - INPUT INPUT

Nel mio lavoro indago nei luoghi della comunicazione e delle parole con lo strappo e l’appropriazione di frammenti di ciò che vedo e tocco, ricostruendo concrezioni e improbabili marchingegni che diano un rivestimento tangibile, seppur immaginario, al mondo tecnologico con cui l’uomo ha aperto nuove e interessanti vie al comunicare.
...
Tracimando imput ogni rete s’irride di chi navighi privo di mèta.
Esaltanti cromìe catturano al clic tra banner di offerte lunari.
Tutto subito e ancora più gratis.
Sottocosto.
Sottocosta bordeggio sensi unici come vicoli ciechi.
Parole.
Lettere senza buca.
Buchi luogo d’arrivo. Bachi. Fosse baci. Ciliegie.
Un clic via l’altro e parole in connessione si palleggiano il tempo attorcigliando la curiosità al dito inquieto.
La foresta si fa bivi. Di finestra in schermata svanisce l’ora.
Sfioro tasti di tunnel contigui fino a gonfiarmi di rumorose noie.
Inciampo e sbarco tra cantieri di provvisorio.
L’annuncio mente e la botola si chiude in altre aperture.
Muri virtuali come reti di cantiere accennano luoghi invalicabili.
Il nuovo sorge e trasforma ogni baratro in torri e ring direzionando i passi in giro. Di vite.
Ho vinto la spesa. Di tempo e pensieri. Di attesa. Che ogni fame si faccia virtuale. raffo 2008

Dal catalogo " Nuove Sinestesie" - 2008

sabato 27 dicembre 2008

1991 - 2001 FESSURE

Cado distratta in un’occhiata di fessura dentro gli scavi celati da una staccionata di pubblicità. Una voragine come di gengiva scavata denuda gli strati di casa cadente. Un dente divelto, estirpato, e al suo posto un nuovo palazzo di specchi e formiche, tra carte e computers. Domani. Lo dice il cartello che loca. Elogia i vantaggi d’acquisto di un dente di smalto laccato, garanzia di sorriso. E sorrido. Di tutta una via, di scritte e prodotti, ho cercato con gli occhi soltanto qualcosa che apra la vista su ciò che non c’è. E tra queste parole. raffo 1991


didascalia immagine
FILE TEMPORANEO - 2001
Inserto pubblicitario in feritoia medievale

giovedì 25 dicembre 2008

2002 - Energia digitale

Raccolta punti a orario continuato. In corsa. Piego la carta a cottimo, mentre cammino lasciando che gli occhi rubino cromie da ipermercato. E le stagioni hanno il ritmo dei saldi, dei cambi vetrina, il colore dei prodotti solari e degli articoli di fine serie. Il mosaico di pixel si amplia fagocitando nuove proposte, scegliendo i colori forti di una vendita promozionale, di un calendario di eventi, di un viaggio a oriente.
Non ho mai subito arresti, nonostante l’intensa attività di riciclaggio di colore usato, di mostra in mostra, lungo chilometri di pareti e strade. L’energia digitale circuisce e circuita: chiede pausa allo sguardo e corrobora. Lievemente contamina con un pizzico di ironia prodotti e riprodotti, saldi, scorte, scarti, carte, trasformando in A.C.E. la pigra inerzia da voyeur. E quella “cosa” chiamata arte, corto circuito della mente, alchimia nel fare. Vitamina naturale, con giusto apporto di sali minerali, impalcatura per immersioni in apnea, escursioni estreme, intrusioni in luoghi introvabili del pensiero. Alternanza di energie. Celebrazione di ogni pausa tra dire e fare, e del gesto di un dito in sincronia con i suoi simili. Da non dar per scontato.

Raffaella Formenti - 2002

(pag 52 cat. “Energie naturali”)
“ENERGIE NATURALI” con testo di Francesco Tedeschi.
Catalogo e mostra a cura di F. Paris, F. Tedeschi - Brescia 2002

1998 - il mio studio...

Il mio studio è una discarica nella quale riciclo in prodotti scaduti gli ingombri che mi occludono i pensieri

Lavoro sul MARGINALE: gesti tempo e luoghi solitamente esclusi dallo sguardo.

GESTI > manualità in automatismo produttivo
TEMPO > ritagli di tempo dati per persi
LUOGHI > l’angolo tra le pareti

Rendo visibile la manualità con un gesto di produzione continua dell’inutile nei luoghi più improbabili ============


Dò sovranità agli imballaggi “utili e gratuiti” nei templi dell’acquisto =================

Raccolgo volantini appena distribuiti lungo le auto per farne pixel di colore ===

La pubblicità raccolta, come le parole perse, diventano colore imprigionato nella follia produttiva: migliaia di scatoline come tessere di mosaico, composto da quelle mani nascoste e sottopagate che passano l’intera vita a ripetere un gesto di produzione mai visto ne considerato.

Tra i pendolari del metrò, le code agli sportelli, le sale d’attesa, le file alle casse, lo struscio del sabato, le ore di televisione, le chiacchiere di circostanza…accumulo la mia manualità superflua trasformandola in “prodotto scaduto con valenza estetica da monolocale”.

Visualizzo il tempo perso rendendolo prodotto per mediare con chi non accetta che si perda tempo.
Sto per ore a pensare, a guardare: in mezzo alla gente che ha luoghi in cui andare, fare, essere. Cammino per ore: e le mie tasche si gonfiano di scatoline. Contengono l’attesa? forse il TRASCORRERE. Anch’io trascorro in mezzo alla gente che FA: nessuno mi chiede cosa io faccia, nemmeno quando nelle ore di punta del sabato giro il supermercato riempiendo il carrello di imballaggi da butto in cui trovo sollecitazioni di un poi.  raffo - 1998